simile alla monnalisa che il tuo sguardo segue se ti sposti è musa risvegliata l'idea latente che in modo misterioso ti prende corpo e anima allora dallo stato di grazia ti lasci portare al guinzaglio
un certo alone di magia ti avvolge ed è quello stato di grazia che ti fa veleggiare su navi di nuvole verso le isole del sogno a risillabare fonèmi e palpiti t' invita la musa dai generosi seni sotto una luna ammiccante
diciamo che non sai da dove è venuta l'origine di tutto solo che sei orfano di Dio dai voce alla notte sognando di uccelli che volano in fondo agli specchi e ti avvolge la bolla di un tempo non-tempo come nella prima luce
(essenza in fuga è il cuore a disperdersi tra luminarie ed epifanie del nulla) mi sovviene quel Natale che l' angelo si staccò da me per chinarsi benevolo sul derelitto sotto i portici all'addiaccio fu il calore in quel giorno santo a farlo sentire ancora persona ["epifanie del nulla": espressione presa in prestito da un amico poeta]
quando l'angelo verrà a chiamarti discreto senza tromba e avrai lasciato questo corpo frale -burattino senza fili- aleggerà nel cosmo la tua essenza col bagaglio di esperienze e sogni (quei sogni che non muoiono mai) sarà un capriolare di dolce vertigine come immergerti in una pace amniotica
giungeremo nell'Oltre dove le ombre parlano col vento increduli e colmi di lucente meraviglia - noi resi impalpabili essenze e vieppiù reali tanto che ci parrà un sogno l'aver attraversato nella carne la morte nel circolo del sangue noi in bilico un piede nel mistero
ti senti altrove e il più delle volte fuori dal coro ti chiedi se -nell'ordito della vita dove si spezza la parola- ti sei perso qualcosa - vorresti allora rovesciarti come un guanto riconoscerti come il fuori del tuo dentro aprirti a un' alba che diradi questa corolla di tenebre e sai che tutto è ancora possibile
spossato sono dal mio sogno non mi sovviene per quale ragione nell'ondivago moto del cuore mi disperavo e come un agnellino piangevo il sogno dicono è il negativo del reale il pianto è gioia e lo stesso sarà entrando nell'orbita di cieli dell'Oltre? il rovescio dunque di questa realtà che ci appare per speculum in aenigmate? mi aspetto buone nuove prosit!
stiamo pulendo le strade dai sogni - tutto così asettico e ora non sappiamo dire i ragazzi dove appenderanno i loro aneliti senza saper vedere il giallo d' una foglia raccogliere il grido d' un gabbiano il virtuale li reclude -hikikomori- nelle loro stanze sempre più in tenera età e il cuore annaspa senz'aria
il cuore a specchiarsi nel grido di luce mentre stormi d' uccelli disegnano asimmetrici voli e si mutano in forme d' animali le nuvole l' urgenza di ricreare orizzonti di palpiti su tela o bianco foglio l' arte è un viatico per restare immortali
dormire abbracciati -io che non riprendo sonno- il glu-glu-glu di colombi sul terrazzo- a inondarci la bianca luce delle stelle che andranno a svanire una mosca è il verso che mi ronza in una sospensione lucente sento che creando noi si viva d' infinito
con gli occhi dell' Oltre ci guardano i morti e tu avvolto nel sudario delle convenzioni tu che ti pieghi nello specchio nel dirti quali ombre il tuo cielo offuscano e quale trave ri-cresce nel tuo occhio con lo sguardo dell' Oltre ci vedono i morti se stessi e i vivi gli è dato perdonare
silenzio allagato di luna - una silhouette nella mente ondeggia e gli arzigogoli a dirmi vano il ricordo sgualcito dal tempo dalla foto color seppia mi guardano i suoi occhi velati di mestizia -ah l'assedio degli anni e il cuore a dare smalto a un sogno sbiadito
nel bailamme di giorni a perdere in virtuale ti giochi la vita testa e croce all'altezza di precipizi ti avvolge il manto del vento cogliere il fiore-essenza del tempo dirti se l'esistere sia quasi finzione o sogno
non è che fumo il tuo riflettere se al tuo (d)io t' inchini l' interpellarti cade nel vuoto come un assordare di cristalli inutile imbiancarle le pareti pregne d' insormontabili retaggi
nei cieli di Torino promette pioggia livida luce uno sguardo di sottecchi al vicino di panchina mentre leggo Kavafis -le dà fastidio il fumo?- al mio cenno spegne garbato come ne trovi pochi la metro e sei al centro Porta Nuova la trovi intasata di affaristi ed extra- comunitari un cappotto liso fa da coperta ad un barbone e il suo cane ad uno sputo è in sosta una testarossa fiammante tra i morti e i viventi il mondo ha denti aguzzi
sei la mia spina Rosa pelle di pesca ti elevi e danzi sopra le nuvole a corteggiarti le stelle invidiano gli angeli i tuoi passi in cadenza tra archi di luce
è nella natura delle cose -dici quasi rubandomi luce dagli occhi- che la foglia maceri rinasca sul ramo e allo stesso modo l'assente ha il suo "posto" etereo e d' un sangue e una voce vive come invisibile radice
(parla un agnostico) tu dici il sopra è il sotto citando I King ma cosa vuoi ne sappia di capovolti cieli e dell'essere "rivoltato" a un colpo di vento erudiscimi allora e dimmi cos' è la verità tu che non la ritieni un optional io so soltanto di terra e non ho baricentro lascia perdere l'anima e dimmi se qualcuno mi ha chiesto di nascere
un dove di trasparenza t'assale ti entra nei sogni azzurro soffio di vento sul sangue psichico luce ferita dove l'angelo con ala pietosa i crudi patimenti copre e il tuo cuore