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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

NELLE NUVOLE HAI CASA

dimmi Nina: che vedi tu che hai casa nelle nuvole tu che sai il linguaggio dei voli? forse la giovinezza spezzata che ora in lampi di déjà vu ritorna? o rivivi nel cuore verde dell'acqua che ti vide sirena emula del canto di odisseo -rapimento  dei sensi che in sogno ancora mi seduce

LA REGIONE DEL SOGNO

la via regia puoi dirla vita trasversale nell'ondeggiare di curve di luce del pensiero allucinato vedi prendere vita le figure surreali di dalì e ancora da questa   infinita vastità del sogno emergere gli angeli di rafael o le eccelse visioni di blake su uno sfondo viola [Via regia: definizione di Freud del sogno; Rafael Alberti, poeta spagnolo]

QUALCUNO TI CONOSCE

-non credi in un dopo? e in un prima? e il mondo pensi s'è fatto da solo?- ti chiedo e tu t'aggrappi agli specchi ma nulla va perduto sai: Qualcuno ha contati tutti i tuoi capelli davanti  a un pericolo mortale un'invocazione ti salirà alle labbra?

QUEL SORRISO

senti la vita quasi fosse apparenza in vaghezza di sogno l'anima è spersa dove fitta trama d'ambiguo s'incaglia ah le uve dei suoi occhi: uno spasmo di luce - una spina nel sangue e quel sorriso -oggi che ti sorprendi a inseguire ombre in cerca del suo profilo-  ti si trasfigura in un graffio difficile da decifrare

NO MAN'S LAND

ti lasci scivolare addosso le avversità o le mille e una fake  news nonché le tragiche  morti per acqua il movimento eludono gli occhi di un volo sotto una luna bislacca sei terra di nessuno dove non battono i tamburi del sangue

SOGNAI ATLANTIDE

vaghi e ondosi pensieri risucchiati in nero gorgo si fecero sogno-incubo e il sangue gridò sugli orizzonti perduti mentre la mostruosa mano dell'oceano ghermì in un baleno intere terre sommergendole e l'antica città sparì solo un gabbiano planato sulla bianca cresta laggiù sembrava farmi il verso

IN BILICO

giungeremo nell'Oltre dove le ombre parlano col vento increduli e colmi di lucente meraviglia - noi resi impalpabili  essenze e vieppiù reali tanto che ci parrà un sogno  l'aver attraversato nella carne la morte nel circolo del sangue noi in bilico un piede nel mistero

BARBARIE

vedi passarti l' esistere - vivi  il fuori del tuo dentro - ti  appare "un sogno la vita"? -e il dolore quello del corpo crocifisso o lacerato da cavalli in  direzioni opposte? ti fai un film entri in un' era  di barbarie tuttavia la nostra a quella -ahinoi!- s' ispira (Pedro Calderòn de la Barca - 1600-1681 - "La vida es sueño")

COME CAMMELLO

come cammello da cruna  o porta stretta passerà di là il sangue genuflesso  l' Eccelso adorando ? esulteranno allora le tue ossa ? chi a dirti di capovolti cieli -rovescio dell' apparire- se non l'angelo inavvertito ignorato nei giorni grassi

GLI ALBERI DANNO UDIENZA

il noi è scalzato dall'io l'altro neanche più lo si calcola la sacralità della vita è una favola le nostre menti che per secoli d'arte e bellezza hanno gettato al di sopra della notte ponti di luce ora annaspano in un vortice mortale palpita la terra tradita gli alberi danno udienza agli gnomi

TUTTO E' ANCORA POSSIBILE

ti senti altrove e il più  delle volte fuori dal coro ti chiedi se -nell'ordito della vita dove si spezza la parola- ti sei perso  qualcosa - vorresti allora rovesciarti come un guanto riconoscerti come il fuori del tuo dentro aprirti a un' alba che diradi questa corolla di tenebre e sai che tutto è ancora possibile

NELL'OLTRE

[Parla il ragazzo che ha perso la sua amata in un incidente.] il tuo sangue spanto -Nina- che intinge  di deliranti arabeschi le mie notti bianche e quell' albero con i cuori incisi  a sopravviverti - le radici impregnate del nostro amore ma tu anima di stella sei nell'Oltre

ULISSIDE

occhi di terra e di cielo e oceani occhi ove vive noetica luce a sognare procelle e bompressi e un'itaca lontana esce dalla coda dell'occhio il tuo vascello a circumnavigare terre di mistero ed è casa  di mare aperto l'anima del viaggio

LA SCRITTURA

torna sulla terra pensa alla realtà degli ultimi ai  margini i voli non fanno  per noi lasciamoli ai sognatori la tua penna sia invece un fuoco a trapassare l'essere -voce di chi non ne ha e la scrittura  -angelo di giustizia- si elevi  in luce

LE SCALE DI MONTALE

quante volte ho sceso scale pensando a "quelle" di Montale -ancor giovane ti senti e il braccio non l' hai voluto- e quella certa luce a flettersi sulla mia dolce indolenza nel sentirmi chiedere che si fà stasera voglia non ho di uscire -ci assediano gli anni- sediamo sui gradini  del tempo sotto una luna menomante (2018)

DEJA'-VU

a perforare il bianco silenzio l' eco d' un gemito lungo corridoi e alle volte di camere d' albergo dei suicidi v' è un qualcosa d' ancestrale che torna per condurti dove sei già stato nel tuo profondo il pendolo oscilla dì una vita trasversale

IL GRAFOMANE

sei tu che graffi con la penna questi fogli che raggricciano come una bianca pelle i tuoi quaderni riempi per lasciare ai posteri parola di Dio  mentre qualcuno da lassù guida la tua mano a riempire fogli e fogli come in trance vivi di grandiose visioni celesti e anzitempo contempli di Dio il volto [Jakob Lorber, si definiva "lo scrivano di Dio" - mistico e chiaroveggente sloveno, 1800 - 1864.]

E IL VENTO S'IMPIGLIA

(soliloquio) in meditazione ti trovo assiso sui gradini del tempo chi interroghi sotto una luna menomante? vedi e se fosse soltanto un apparire questa vita protendimento di un luogo della mente dove passano navi di nuvole  in sogno e figure  evanescenti e il vento   che s'impiglia in grovigli di foglie

SULL'ACQUA

sul grande mare del sogno veleggiano i miei morti gli occhi forti di luce con un cenno m'invitano al loro banchetto sull'acqua d'argento striata m'accorgo di non avere l'abito adatto cambiarmi rivoltarmi devo vestire l'altro da sé

SAPREMO

sapremo - io di te tu di me dei nostri scheletri nell'armadio di ciò che non ci siamo detti delle ammutolite coscienze nell'ora alta delle scelte dove si curva l'orizzonte dei pensieri sapremo - non per speculum in aenigmate: trasparenti saremo

ULISSIDI

andare per procellosi mari in cerca del proprio nome l'origine la loro Itaca coglierne forse la voce nella cavità del cielo insufflate le narici da un vento salino quel battere del sangue di cui si parlerà a un nuovo approdo e i morti? quelli che sono parte del loro cuore alla ventura? entrati nel mito essi custodiscono  quel mai perduto nome

LUCE ALTA

luce alta - paiono incendiarsi le finestre degli hotel un altro caffè  spezza la mattina - strilli  di bambini in pineta lampi di sole tra il fogliame "Dio c'è" è la scritta sul  muretto che delimita la spiaggia   dichiararlo a cuore aperto:  ché un miracolo  è la vita

SUL CANCELLO

drappo viola dalla finestra affisso sul cancello di fronte: un altro vicino  agli ottanta è andato a miglior vita - non ritirerà più il giornale al mattino il passo pesante il fiato corto unificatosi col suo doppio ha lasciato qui la zavorra