e sì che nell'alta vegetazione si nasconde un cuore di paglia -solo a vederla svoltare l'angolo sono le fatidiche farfalle e l'onda del sangue che rimonta ah i lunghi meriggi a passare tra sciabolate di sole nella verde età fuggitiva
-alla fine è dura questa coda da scorticare- gli scriveva trepidante d' attesa come se lui dovesse tornare dal fronte (era in trasferta per tre settimane) -sai: la bambina la sento come sorridermi in grembo - sogno i suoi dolci occhi azzurrocielo-
(ad una corrispondente immaginaria) aspettando una risposta che non arriva -ma forse sei entrata in un buco nero dalle vicende del mondo assai lontana o posso immaginarti già di là a corteggiare le stelle l'ultima poesia che forse non leggerai è infarcita di alcuni paroloni filosofeggianti benché sappiamo sia vitale nel rivederla fare opportuni tagli come fa con noi questa vita nel modellarci
il muro d’aria che divide luogo e non- luogo o solo quell’esistere sognato che torna come déjà vu qui solo apparire: l’essere è vita parallela - nascosta
quell’attraversarti la mente da nonsense e surreali figure daliniane come uscite da un sogno perdevi la percezione del tempo: davanti a te un lungo corridoio asettico senza interruzione di porte era come entrare nella morte - infine sfociare bagnato di luce in altra vita - sogno nel sogno
si punterà verso il non- luogo dell’ Inconoscibile intrisa la vela del sogno del sangue della passione uscendo dalla bocca della notte -e siamo grumo e infinito vivo di palpiti sarà quel cielo tenerezza di madre ad accoglierci
camminando su filo teso se la mente vacilla e s’affaccia su orrido abisso Tu lo sai - è l’altro me a cui ho dichiarato guerra per onorarti son diviso e ogni pensiero contrasto se emerge non da sangue e come potrebbe la pianta ripudiare la radice? e la corolla che s’apre alla luce odiare la luce?
di sé t’innamora il perfetto endecasillabo "meriggiare pallido e assorto" - rilassante quasi a conciliare il sonno di qua dove sei la pineta - di là il mare - chiudi il libro di Montale e gli occhi contro l’ obliqua luce fra i rami in te mezzo assopito ora perdura il dondolio delle altalene e dei teneri corpi quasi fatti d’aria
scrivere con la luce la vita la morte vestire di primavera i gigli non così l’uomo dal suo primo apparire preso nel vortice delle cose egli scrive su sabbia l’avere -nel cuore la paura del bambino
confondersi del sangue col colore dei papaveri nel sole ampie distese a perdersi mentre all’orecchio del cuore a far capolino una melodia nel tempo andata ricordi ci si appiattiva scalzi col fiatone nell’erba alta dopo una volata e in levità d’angeli quasi non si toccava terra
credi non sarà così per sempre non come qui a guardare per speculum in aenigmate quel non riuscire a focalizzare il profilo di lei come quando la vedevi sbucare da dietro la curva della strada al ritorno dal footing tra le altre suppellettili ora a prendere polvere sulla specchiera stile ottocento profumi pinzette ninnoli la collana orfana del collo esile il guardarti in tralice nelle sere vuote lei da una foto sfocata
chi resta avrà dall’altro da lassù lo sguardo o dai recessi dell’essere dove si presume risieda l’anima chi resta alzerà gli occhi al cielo in un atipico silenzio rassegnato un’altra primavera e nuovamente guarderà il glicine fiorire si domanderà dove stanno i ricordi vissuti pezzetti di cuore sa che tutto è un eterno presente
davanti dietro di lato s’ allunga si spezza se riflessa in acqua mutilato corpo mi ripete negativo di me profilo esangue finché vita avrà da estrema obliqua luce
l’ angelo o essenza primeva in veste d’apparire in amore converte il suo fuoco ancestrale è ubiquità ed ali l’angelo o essere- pensiero astronave di luce che circumnaviga cieli interiori
sillabe cadute dagli occhi l’ingoio di stelle a svanire "credi resistere ai piaceri della tavola ma dai che hai -fidati- il colesterolo buono": questo salvi dal tuo dormiveglia - relitti a galleggiare sul mare ipnagogico tenti trarne una poesia giri in tondo con le parole - latitante la musa